Qui, mentre cerco di imparare la Grande Grammatica di Consultazione di Renzi, Salvi, Cardinaletti. Un libro bellissimo. (la foto è vecchia).

Analisi illogica

quella dellɛ altrɛ

Dei due generi di linguistɛ, io ho sempre ritenuto di appartenere a quello per cui la linguistica è un atteggiamento verso la lingua, più che un set di conoscenze e competenze. O, per meglio dire, ho sempre ritenuto che il set di conoscenze e competenze fosse al massimo strumentale e mai comunque destinazione. A dirla tutta, ho una pessima idea di coloro che si arroccano sui dettagli: mi danno l’impressione di gente che potrebbe avere un foglio di calcolo in cui tenere traccia delle prestazioni sessuali, il che è nel migliore dei casi inquietante, nel peggiore: triste (ma, e rimanga tra noi, la miglior struttura per un foglio di calcolo delle esperienze sessuali parrebbe essere: data (data), partner (testo), occasionale (booleano), climax (intero), fantasia (intero), durata (intero), ritmo (intero), comunicazione (intero), note (testo), ripetibilità (funzione)).

A causa del mio passato e del mio “atteggiamento verso la lingua”, anche in azienda a volte mi consultano per dirimere questioni linguistiche, come quella volta in cui mi hanno chiesto se senza scomporsi nella frase Nonostante le provocazioni, ascoltavano senza scomporsi fosse un complemento di modo o un predicativo*. Ad essere onesto, faccio di tutto per scoraggiare queste domande, rispondendo per esempio che senza scomporsi è un Complemento di Assenza di Scomposizione.

Questa lunga introduzione per spiegare che con certe strutture, e certe interpretazioni, ho sempre avuto problemi.

Per esempio ancora non riesco a interpretare correttamente la locuzione, ormai desueta, obiezione di coscienza. Per me è obiezione di coscienza non quell’atto con cui si fa obiezione grazie alla o a causa della propria coscienza (che è comunque complemento di specificazione) ma quell’atto con cui si obietta alla propria coscienza (complemento oggetto indiretto). Lɛ soldatɛ sono obiettorɛ di coscienza perché abdicano alla propria coscienza impegnandosi a ubbidire a qualsiasi ordine verrà loro impartito. E, badate, nella mia concezione del mondo, non c’è una valutazione di merito in questa affermazione, che è puramente denotativa. Mentre scrivo mi viene in mente che ci sono anche moltɛ medichɛ e farmacistɛ che praticano l’obiezione di coscienza, quindi forse la locuzione è, tristemente, tutt'altro che desueta. In questo caso ho un cortocircuito perché per imporre la tua visione del mondo sulla volontà di autodeterminazione delle altre persone una coscienza non ce la devi avere, quindi non riesco a capire a cosa o per mezzo di cosa puoi obiettare.

Un’altra espressione che ho difficoltà ad analizzare è quella secondo la quale per persone transgender soffrono di disforia di genere. Mi dicono che, nella vulgata, la disforia di genere è un malessere che vivono le persone transgender che “non stanno bene nel loro corpo” mentre quando mi è capitato di parlare o leggere persone transgender, ho avuto la nettissima impressione che la disforia di genere fosse un malessere che le società infliggono alle persone transgender facendole sentire rifiutate, derise o non accolte. Un po’ come se chiamassimo il razzismo “disforia di pigmentazione epidermica” e dicessimo che non è che siamo noi a trattarlɛ così, ma sono loro che non si sentono bene perché sono natɛ del colore sbagliato.

Infine, mi fa sempre ridere la questione della famigerata teoria del gender, inventata in Vaticano e resa celebre dal pastore tedesco allora arcivescovo di Roma e decisamente più menzionata dallɛ suɛ sedicenti detrattorɛ che non da coloro che ne sarebbero, nelle parole dei movimenti pro-vita, lɛ promotorɛ.

La cosa che mi ha sempre stupito è che la vera teoria del gender è quella secondo la quale i generi sarebbero associati naturalmente a funzioni e predisposizioni (gli uomini decidono e dimostrano forza, le donne accudiscono e dimostrano comprensione), mentre sappiamo che in natura le forme di riproduzione e distribuzione dei lavori più comuni (e quindi più naturali) sono:

  1. riproduzione asessuata e totale simmetria nello svolgimento del lavoro (batteri e altre cose molto piccole);
  2. riproduzione sessuata e totale simmetria nello svolgimento del lavoro (piante e funghi… cioè, i funghi hanno un muuuuchio di generi, e sono le forme di vita più grandi del pianeta: il fungo che raccogli tu è solo il frutto. Leggi qui per saperne di più);
  3. riproduzione sessuata in questi termini: madre genera figlio, si fa ingravidare da lui e poi trascorre la vita a produrre decine di migliaia di figliɛ ma è la fottuta regina e decide lei il poco che si può decidere (formiche e altri imenotteri).

In generale, quindi, queste persone che vorrebbero ci ispirassimo tutti alla natura o alla Bibbia (però i gamberetti li mangiano, eh), scelgono un po’ quel che vogliono scegliere, mica tutto.

Ok, non so perché ho iniziato a scrivere questo post e non ho ben capito dove sono andato a finire, quindi cerco di darmi un tono e lo concludo con una nota di attualità: io son d’accordo con Putin che dice che Russi e Ucraini son siblings. Ma non è che si deve vivere per sempre tutti sotto lo stesso tetto.

E comunque lui sta facendo il fratello maggiore che fa il bullo.

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*È un complemento di modo perché non c’è accordo col soggetto. I predicativi possono esserci anche in assenza di verbi copulativi, ma in quel caso deve esserci accordo. La frase conclusa con un copulativo poteva essere qualcosa del tipo: Nonostante le provocazioni, ascoltavano immobili. Ma poi, che lo dico a fare? Sono differenze che dipendono dal sistema definitorio di riferimento, che a questo livello è assiomatico e liturgico (ah, ma un giorno la scriverò, una grammatica procedurale!).

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

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