Io sono quellǝ con la camicia fatta con una tovaglia, al tavolo persone molto più intelligenti di me. Stavamo decidendo come cambiare la faccia dell’educazione mondiale, ma dopo io non sono stato invitato al party da Bilderberg. Colpa della camicia.

Cellulare a scuola, istruzioni per l’uso

Fanno bene a togliere i cellulari all’ingresso in classe?

“La fai facile, te” puoi dirmi “lavori per un’azienda che fa software didattici PER LA SCUOLA: hai tutto l’interesse a dire che fan male a togliere gli smartphone in classe”.

Non lo nego, anzi: io quella azienda l’ho fondata, con due amici, perché undici anni fa ero convinto che fosse possibile inventare una didattica che passasse attraverso la rete (allora non erano ancora gli smartphone, che esistevano già, ovviamente, ma non erano così pervasivi almeno nelle scuole). E lo sono ancora, convinto, sempre di più.

Quindi poche sorprese? Procediamo per piccoli passi.

  1. il digitale è una parte onnipervasiva della nostra quotidianità, siamo d’accordo su questo? “E se fossero onnipervasivi la droga o l’omicidio andrebbero bene?” potresti obiettare. Ma io non ho detto che vanno bene, voglio solo evitare di farti perdere tempo: se non pensi che il digitale e in particolare gli smartphone siano un aspetto della realtà sempre più pervasivo, non perdere tempo a leggere il resto dei miei due centesimi.
  2. lɛ ragazzɛ sono sempre più pronɛ all’uso degli smartphone: come dispositivo per l’espressione di una socialità che una volta si esplicava in altre forme (per esempio stando tre ore al dì al telefono… mi ricordo le incazzature dei miei quando arrivava la bolletta; ma anche al parchetto, in strada, al bar, in palestra, nelle associazioni culturali, nell’androne di casa, sulle scale… fuori dalla rete, insomma), come strumento (video)ludico e come succedaneo per decine di altri oggetti (calcolatrice, orologio, macchina fotografica, e-reader, televisore, mappa e altri che al momento non mi sovvengono), tutti miracolosamente compressi in un parallelelpipedo di pochi centimetri cubici. Anche qui: se non sei d’accordo, fermati e impiega meglio il tuo tempo che per seguire un discorso di cui non condividi i presupposti. Nota che il punto uno e il due sono strettamente connessi, infatti…
  3. gli smartphone sono sempre più pervasivi perché ci puoi fare tantissime cose. Come diceva il mio prof di teoria tecniche della comunicazione di massa: gli uno e gli zero del digitale traducono qualsiasi altro linguaggio in un linguaggio che solo le macchine possono comprendere. Ma “qualsiasi altro linguaggio” è la parte importante. La mia terza figlia ci legge i fumetti, sullo smartphone (preferisce il computer, ma fanno anche fumetti con una impaginazione pensata apposta per gli smartphone).
  4. Ciò non toglie che, impiegati acriticamente, gli smartphone possano essere pericolosi: disabituano a un certo tipo di lettura profonda; possono essere ingannevoli nella trasmissione del sapere; possono creare scompensi perché, come ci ha insegnato la neurologia, ambito motorio e ambito cognitivo sono strettamente connessi e se disegni su uno schermino con la diagonale di 5 pollici il tuo corpo non fa la stessa esperienza che se dipingi con le dita su un foglio A3; sottraggono le e i minori al nostro controllo e alla nostra supervisione eccetera.

Quindi sarebbe importante che lɛ nostrɛ ragazzɛ imparassero a usare criticamente gli smartphone, giusto? E ora poniti la domanda:

chi deve insegnare l’uso critico degli smartphone?

Ops. Adesso una domanda te la faccio io: e che tipo di scuola è una scuola che rinuncia ad insegnare allɛ discenti come stare al mondo? E che tipo di insegnante è un insegnante che rinuncia ad insegnare allɛ discenti come stare al mondo?

“Ecco, lo sapevo che saresti arrivatǝ a questa posizione!”

Ma io non l’ho mai negato! Faccio da UNDICI anni software didattici, come puoi immaginare che la pensi diversamente? Io (e con me diverse centinaia di docenti di tutta Italia) credo fermamente nel fatto che i nostri software siano strumenti potenti per la didattica e che, per alcune funzioni (per esempio gli esercizi a casa), siano di gran lunga meglio dei libri (per altre cose no, ma noi ci occupiamo di esercizi, mica di altro).

Però, permettimi un (piccolo) colpo di coda: io non sono contrario agli smartphone consegnati all’ingresso della classe perché se i e le docenti non sono in grado di integrare gli smartphone nella propria didattica e farne oggetto e strumento d’insegnamento, non lo saranno certamente le e gli studenti e chi insegna perderà anche quelle poche possibilità di fare didattica “come se gli smartphone non esistessero”. Però è importante esserne consapevoli:

in questa classe non si possono usare i cellulari, perché chi insegna qui non è capace di usarli.

Questa immagine, che mi ha dato un’idea meravigliosa, l’ho presa dalla pagina facebook che si chiama “cinesate tarocchissime”. Ma non so dove l’abbiano presa loro.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

Adriano Allora

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