Che differenza c’è tra una classe e un’azienda?

“A causa del preside How, la persona più rispettata di Shreng, che si è improvvisamente rivelato così cattivo, come la gente che hai studiato nelle tue lezioni di storia: conquistatori, tiranni, imprenditori.”

(John Brunner, “La missione dell’astronave”, Nord, p. 145)

Sto scrivendo un’auto presentazione per un corso per docenti che, se va tutto bene, terrò nel prossimo anno scolastico e, spiegando di cosa mi occupo per la mia azienda, mi sono sorpreso a scrivere di me che “pensa che non ci sia troppa differenza tra una classe e un’azienda”. Poi mi sono bloccato.

Sono davvero aziendalista fino a questo punto? Forse sì.

Iniziamo dalla fine: gli obiettivi

In che modo gli obiettivi di una classe e quelli di una azienda sono simili?

Nella manualistica una azienda è un organismo composto da beni, persone e procedure che agisce in un contesto al fine di conseguire un obiettivo economico che ne garantisca la sopravvivenza (dovrebbe esserci tutto, ma vado a memoria). La realtà è un po’ più articolata, perché messa così potrebbe sembrare che basti “fare soldi”. L’obiettivo di “fare soldi” non solo non è quello prioritario in molte situazioni (per esempio nelle fasi di investimento si va in perdita) ma pur essendo necessario in una situazione di regime non è sempre sufficiente perché, ad esempio, tra le varie cose che una azienda deve fare per garantire di fare soldi c’è anche quella di aggiornarsi e formarsi in modo da sapere come rispondere alle sfide che il contesto pone ad ognuno dei suoi enti (progettazione, produzione, distribuzione, propaganda, logistica eccetera).

Inizi a vedere l’analogia con la classe? Faccio anche un passo avanti: una azienda ideale sempre perfettamente aggiornata e formata in realtà “funziona da sola”: non ha bisogno di amministratorɛ, responsabili, gente che la gestisca, ed eccetto che nel caso di catastrofi naturali non ha neanche il problema di fare abbastanza soldi, perché se è perfettamente aggiornata (cioè informata) e formata, troverà il modo di fatturare almeno quel che le serve. È una macchina, più che un’azienda, infatti aziende così non esistono. Da questo presupposto si deduce che in effetti la cosa più importante in una vera azienda è esattamente trovare il punto di equilibro tra output (produzione e commercializzazione) e formazione e informazione per arrivare all’output al cambiare delle condizioni del contesto. Cioè, se ci pensi bene, proprio la sfida che devono affrontare i e le docenti ogni settimana quando programmano i compiti in classe, le interrogazioni e la burocrazia (l’output misurabile del loro lavoro) e li fanno coesistere con la didattica (formazione e informazione).

Chi fa parte di cosa?

Facciamo un passo avanti: in realtà, l’obiettivo generale dell’azienda viene conseguito grazie al raggiungimento degli obiettivi dei singoli enti:

  • la progettazione interagisce con la produzione per fornire progetti tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili e con il commerciale per individuare l’outcome desiderato;
Per esempio l’outcome desiderato di quest’amaca era mitigare gli effetti del baby boom.
  • la produzione interagisce la progettazione per adattare le proprie linee all’obiettivo desiderato e con il commerciale per definire degli obiettivi raggiungibili (tempistiche be quantità, di solito);
  • il commerciale concorda con la produzione strategie di distribuzione che massimizzino le caratteristiche dell’offerta in relazione e discute con la progettazione per ottenere gli strumenti necessari a elaborare tecniche di comunicazione che valorizzino l’outcome desiderato;
  • eccetera.

Se ogni ente raggiunge gli obiettivi concordati, in teoria l’azienda prospera (naturalmente è possibile che siano stati fatti errori strategici, ma supponiamo che questo non possa avvenire in una azienda perfettamente formata e informata).

Se l’obiettivo della classe è la formazione di persone felici e capaci alla fine del loro percorso di inserirsi produttivamente nel contesto esterno alla classe, lǝ docente è a tutti gli effetti unǝ professionista in posizione di responsabilità che interagisce con suoi pari (altrɛ docenti) per garantire il successo di ogni membro delle classi di cui si occupa.

Non è così che succede, dici. Hai ragione, ma forse possiamo essere d’accordo sul fatto che dovrebbe essere così.

Forse la scuola presenta un livello di complessità specifico: non solo lɛ docenti dovrebbero collaborare sul piano didattico per il successo della classe, ma dovrebbero riuscire anche a collaborare con il resto della scuola (dirigenti, segreterie didattiche, collaboratorɛ scolasticɛ, tecnicɛ). Lo so, purtroppo non succede sempre e infatti, come dice l’amica Elisabetta, “gli studenti non sono mai il problema”. Ma in fondo non è molto diverso a come ogni responsabile d’area deve trovare il modo di collaborare con l’amministrazione, lɛ fornitorɛ esterne e tutte le realtà esterne all’azienda con cui può capitare di interagire.

Come?

Ovviamente la classe si regge in parte su una serie di procedure e meccanismi eterogenetici: dai tempi della scuola a quelli dell’accessibilità agli strumenti formativi (mai avuto studenti che non avevano ancora il libro?), dalle procedure di valutazione alle riunioni. Anche le aziende, ma qui sta la principale differenza tra classe e azienda, perché la seconda è molto più libera, controllata e responsabilizzata dalla prima.

Le evoluzioni in termini di ristrutturazione o trasformazione dei metodi di produzione (non parlo di tecnologie, ma di modi di ripensare i flussi di gestione del lavoro) degli ultimi decenni sono stati enormi nel mondo delle imprese ad alta specializzazione in particolare (devo citare lo scrum, il lean startup, la product discovery, il sistema Blue Ocean e tutto il resto? Davvero davvero?). E questo non per una maggiore virtuosità del mondo aziendale rispetto a quello della scuola (per avere begli esempi della capacità di sperimentare nel mondo della scuola basta, in prospettiva storica, leggersi la storia dell’insegnamento della grammatica di Berretta e, in ottica sincronica, guardare tutte le cose nuove, da Lemov al Writing and Reading Workshop all’Universal Design for Learning), ma perché il mondo aziendale è:

  • più controllato: il mercato lo controlla e, se l’azienda va male, chiude, e lǝ responsabile rimane a casa. Certo che ci sono inganni, certo che ci sono problemi, ma è molto difficile mettere unǝ docente che fa danni in una situazione in cui non possa continuare a farne, perché non esistono (o quasi) controlli;
  • più responsabilizzato: il mercato del lavoro dellɛ docenti è rigido: non esistono strumenti di controllo, ma neppure premi per chi si sbatte di più. Questo è un nodo che non sono mai riuscito a sciogliere, nonostante lunghissime chiacchierate con docenti: non credo che creare docenti di serie A e docenti di serie B, C, D danneggi il comparto scuola nel suo complesso, anzi: potrebbe iniziare a far passare l’idea che quella dell’insegnamento è una professione come qualsiasi altra e non una specie di riserva garantista per nullafacenti o una vocazione al martirio, e potrebbe permettere allɛ dirigenti di gestire le proprie risorse in maniera originale (chissà che quattro docenti che presɛ singolarmente costano poco perché valgono poco secondo qualche valutazione nazionale pluriennale invece insieme possano essere una risorsa importante per una scuola). Attenzione, però: non significa neppure che una scuola che ha solo docenti di serie A debba costare di più di una che ne ha solo di serie D: l’istruzione è e deve rimanere un servizio pubblico e gratuito (con le eccezioni del caso);
  • più libero: al momento nel mondo della scuola tuttɛ sono preoccupatɛ dall’idea di “non avere casini”, mentre nel mondo aziendale bisogna proprio impegnarsi per incorrere in multe, penali o altri tipi di sanzioni: la normativa della Scuola dovrebbe essere riformulata in modo da redistribuire la responsabilità e caricare sugli enti preposti solo le responsabilità corrette: non ha senso che unǝ docente in gita sia responsabile se unǝ studente di notte salta da un balcone all’altro: unǝ docente deve essere responsabile della didattica, il senso civico e di appartentenza devono venire da altrove. D’altronde nel mondo aziendale è, IMHO, più facile sperimentare procedure (decisionali, per esempio, od operative) nuove, perché la normativa è meno rigida.
A proposito di product discovery: un’istantanea del Product Management Day 2022 in cui parla Luciano Castro.

E allora?

Legittimo domandarselo: cosa ti cambia sapere che classe e azienda non sono poi così diverse, almeno dal punto dei fini e della tua vita? Nulla, spero: la mia idea non è cambiarti la vita. Ma tu pensaci, se non sei d’accordo scrivimelo, parliamone.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

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