Diciamo che la presentazione è sontuosa, con il bordo pagina decorato. Non so resistere a certe certe cose.

Cozy cosa?

Adri Allora

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A volte capita di imbattersi in un libro che sfugge a una qualsiasi forma di valutazione.

È bello? È brutto? Ti piace?

Non lo so! Davvero!

Prediamo questo “Legends & Lattes” (quasi in italiano, ma all’americana: latte macchiato. 296 pagine più un racconto, una ricetta e un’intervista all’autore).

È un libro scritto bene, fantasy, molto insolito (almeno per me, che ignoravo completamente il sottogenere cozy fantasy, cioè fantasy accogliente: un altro modo di essere l’opposto del grimdark senza essere noblebright o hopepunk, per chi ama quel genere di perversione lessicografica che consiste nell’etichettare ogni sottogenere di un dato genere. Cfr. il metal).

La protagonista, Viv, è una guerriera orchessa che mi ha rimesso in pace con i personaggi orchi dopo i libri delle Legioni del Tuono perché neanche lei pensa come m’immagino che pensi un orco, ma almeno non pensa esattamente come penso che pensi un cavaliere-di-Solamnia-che-secondo-l’autore-più-figo-non-si-può.

In effetti Viv pensa come una saggia e moderna newyorkese cosmopolita che frequenta ambienti progressisti e scevri di tensioni sociali, ma lo ritengo un passo avanti rispetto a Stryke e compagnia briscola alla ricerca del prossimo pezzo dell’artefatto magico (una stella tipo quella di Rosalinda dell’universo finzionale di Super Mario) che li riporterà magicamente nel loro mondo.

Anzi, questi personaggi così vicini alla mia sensibilità per me sono il cuore del sottogenere, visto che è proprio perché ci rispecchiamo in loro che troviamo accogliente il racconto.

Per questo rispecchiamento e per la storia: io un fantasy in cui la quest consiste nella costruzione di una caffetteria l’ho vista o intuita solo nei libri di Terry Pratchett, in un vecchio volume degli Urania Fantasy dedicata al Piccolo Popolo e nel gioco da tavola “Le Saghe di Conquest”. Solo che, almeno nel gioco, il plot aveva lo scopo di far ridere, non prendersi troppo sul serio, qui invece leggere è proprio come assaporare una bevanda calda in un locale una sera d’inverno. E funziona.

Funziona dannatamente bene.

E, sotto la sovracoperta, il libro è come una lavagna dei menù. Come la lavagna del menù di L&L.

C’è tutto quello che ci deve essere, ma alla fine ogni cosa è rivalorizzata: l’antagonismo degli antagonisti non è poi così centrale (niente Sauron la cui azione scatena la reazione dei protagonisti), la magia esiste ed era importante ma di nuovo non è quella che muove la storia (niente pietre magiche di Shannara), c’è anche un po’ di una certa simbologia, ma le Ruote più importanti paiono essere quelle del carro con cui Viv porta roba nel locale, che si chiama appunto Legends and Lattes.

E allo stesso tempo tutto questo funzionare è anche un po’ troppo perfetto: quando leggo fantasy mi piace avere l’impressione di sentire il profumo del bosco, di toccare il legno e il ferro dall’altra parte della mia pelle, di vedere i colori della montagna e del mare, questo fantasy invece è bello pulitino, leccato, urbanizzato oltre che urbano, e questo per la mia sensibilità tradisce un po’ l’idea di fantasy. Del fantasy con orchi e spade che si chiamano Sanguenera e party di avventurierɛ.

In conclusione, è stata comunque un’esperienza interessante e piacevole, ma sarò felice di prendere in mano “Catturiamo la fiamma”, “The raiders of Bloodwood” e “Ricordati di Atlantide”. In quest’ordine.

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Adri Allora

Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.