Detransition, baby

Una recensione

Adri Allora
5 min readAug 22, 2023

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L’unica cosa che non mi è piaciuta di questo libro è la pubblicità scritta da Mondadori in quarta:

il libro che ha travolto e sovvertito la narrativa contemporanea

No, questo è falso. I libri che travolgono e sovvertono la narrativa si contano sulle punte delle dita. Creano nuovi generi, fanno rileggere tutta l’altra letteratura sulla base dell’esperienza di lettura che permettono. E forse non esistono neanche, forse quelle cose sono possibili solo all’interno dell’esperienza di lettura di ogni lettorǝ perché travolgere e sovvertire la letteratura è qualcosa che può avvenire soltanto all’interno di un quadro epistemico individualizzato, non è possibile in assoluto (e allora quella frase non è falsa, ma è falsa per me e vera per chi l’ha scritta).

Però.

È un libro pazzesco.

E ora possiamo cominciare

“Detransition, baby” a me ha fatto ricordare un altro libro, che si intitola “Camere separate” ed è stato scritto (credo) nel 1985 da Pier Vittorio Tondelli. “Camere separate” è scritto così bene che io al tempo in cui lo lessi non arrivai fino in fondo. “È troppo vero, me lo sento troppo dentro, non ce la faccio a finirlo”. Mi ero dettǝ questo, allora. È stato forse il primo libro che non ho finito, presǝ com’ero allora dall’idea che quando inizi un libro lo finisci, cheddiamine. A mia discolpa posso soltanto dire che ero giovane e credevo di sapere tutto.

Oggi sono quasi il doppio meno giovane e sono affamatǝ di sapere, anche perché il mondo lo sto riscoprendo, e questo romanzo, nonostante i numerosi riferimenti alla cultura statunitense che non ho sempre-sempre afferrato, ha rappresentato qualcosa di incredibile: mi ci sono riconosciutǝ a un livello che potrei definire viscerale. Certi sentimenti, un certo immaginario, certe azioni, certe esperienze erano proprio le mie, anche se io sono molto lontanǝ da ognuna delle tre protagoniste. Anzi, leggerlo mi ha aiutato a capire emozioni e desideri che ho sempre provato senza interrogarmici, mi ha permesso di ragionare sulle loro cause e sulla loro accettabilità. Forse cambierà il mio modo di vivere, in futuro (certi processi richiedono tempo, e io sono lentǝ).

E ora possiamo cominciare

La storia in breve: Katrina è la capa di Ames, ha una tresca con lui, rimane incinta. Quando glielo dice, scopre che Ames in passato è stata Amy: era una donna transessuale che ha detransizionato, cioè dopo aver fatto una transizione da uomo a donna ne ha fatta un’altra da donna a uomo. Solo che diventare padre, per Ames, è un problema, perché significa ricondurlo al genere maschile con cui non si trova bene, nonostante il detransizionamento. Cosa pensa Ames? Di offrire a Reese, sua ex, di creare un nuovo tipo di famiglia, in cui il ruolo di Reese (che ha sempre desiderato diventare madre) è sia di co-mamma insieme a Katrina che di “bilancia” che dovrebbe permettere ad Ames di vivere la propria paternità-non-paternità serenamente.

È un quadro complesso, vero? Sì, l’ha anche dichiarato l’autrice in una bellissima intervista. Be’, ma è logico: quanto più ci allontaniamo dalle strade tracciate, tanto più il nostro percorso inizia ad assomigliare a un moto browniano. La queerness può essere meravigliosa (anche se spesso è semplicemente l’unica strada percorribile), ma è pure difficile proprio perché sottrarsi agli stereotipi significa mettersi in gioco a un altro livello: se un uomo non si comporta “da uomo” è prima di tutto con se stesso che deve fare i conti. Le difficoltà non dipendono solo dagli altri (anche se la società e le strutture statali fanno la loro parte per rendere la vita delle persone queer più difficile) ma anche da noi.

Una cosa che ti colpirà se leggerai questo romanzo è la lucidità di pensiero dellɛ suɛ protagonistɛ. Sono persone che sbagliano, e non hanno sempre le idee chiare, eppure io ho invidiato la conoscenza che hanno di loro stesse, di quel che gli piace, dei motivi per cui fanno quello che fanno. Forse questa chiarezza fa parte del percorso (del riconoscimento di genere): io credo di averla vista in molte altre persone che ho incontrato lungo i miei passi. Forse non ne fa parte e ne è solo un possibile effetto, forse la narrativa ha fatto la sua magia, forse ho capito male e forse l’ho vista in altre persone ma non c’era. Ma io non ti sto dicendo cosa è questo libro, mi limito a riportare quello che ha mi ha fatto vivere.

Nonostante la complessità della situazione iniziale, che non è mai d’ostacolo anche perché Torrey Peters oscilla tra il passato e il presente nella sua narrazione e si prende i tempi giusti per raccontare tutto con estrema limpidezza, il filo si dipana in maniera elegante e la tessitura si arricchisce di nuovi personaggi ad ogni ritorno della spoletta: incontriamo amicɛ, ostacoli, amanti e ci immergiamo in una New York queer molto umana, e lontana (ma allo stesso tempo vicina) a quella di certe rappresentazioni televisive.

Boh. È ora di andare, no?

Non ci sono manuali, nella vita. Cioè, quelli che ci sono sembrano sempre scritti da deficienti, o gente che la (tua) vita non l’ha mai vissuta. Ma un manuale vero, una versione terrestre della Guida Galattica per Autostoppisti, un manuale per essere genitori, figli, uomini, donne, persone non binarie, imprenditorɛ, scrittorɛ … quella non c’è. E forse non ci può essere perché come l’esperienza letteraria quella del mondo vero non può veramente essere generalizzata senza perderne il suo lato più autentico. Tra una generalizzazione e la sua versione individuale c’è la stessa differenza che c’è tra un viaggio in macchina diciamo tra Chivasso e Torino sulla statale che lambisce le colline e la stessa strada percorsa a piedi. Ci metterai più tempo, certo, ma la ricchezza dell’esperienza escursionistica (anche in termini di stanchezza, di puzza di smog e di stronzaggine delle persone alla guida delle macchine, non sto indorando una pillola) è semplicemente di troppi ordini di grandezza più grande perché sia veramente paragonabile.

Detto questo, “Detransition, baby” ti prende per mano e ti accompagna, passo per passo in questa escursione nella vita di tre persone, nelle quali potrebbe capitarti come è capitato a me di rispecchiarti, a volte divertendoti, a volte sorprendendoti e a volte soffrendo.

Questo libro non ti interesserà se cerchi fantasy, fantascienza, giallo, horror, noir. Invece ti piacerà (e tanto) se hai interesse nelle relazioni umane (tra esseri umani normali, non supereroi o affiliati a qualche forma di malavita organizzata) e/o nelle persone trans e/o nel concetto di maternità e/o nella rappresentazione della vita urbana nei primi anni di questo secolo.

Più o meno è tutto, buona lettura!

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Adri Allora

Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.