Entrambi i libri sono sui viaggi nel tempo!

La guerra del tempo

DISCLAIMER: questo post non è una recensione, ma una lista. Di liste. Di libri da leggere, da scrivere, da studiare. Di cose da fare. Di disegni e di dipinti. Di impegni.

Sto leggendo questo libro, “Temponauti”, per capire come scrivono gli scrittori e le scrittrici verз di fantascienza perché, sì, ho nel cassetto un libro di (quasi-)fantascienza. Procedo tipo una pagina al giorno (ma è come la velocità non costante del neodarwinismo: quattro pagine oggi e zero per altri tre giorni), ma lo sto facendo. Lo leggo quando aspetto di entrare nel bagno del piano di sopra a casa: ho messo il volume in un certo luogo perché sia comodo prenderlo e lasciarlo quando sono lì.

Sto anche rileggendo “I reietti dell’altro pianeta” (a letto, prima di dormire), perché me lo ricordavo come un libro epocale ma l’avevo letto in un periodo di bulimia letteraria quindi mi ricordo poco, e in effetti lo è, è proprio incredibile. E sto leggendo (in pullmann mentre vado al lavoro) “Insegnare a trasgredire” di bell hooks, un altro libro fantastico che tuttз lз docenti dovrebbero conoscere molto bene. E, quando sono nel bagno sotto, leggo una raccolta di racconti di Graham Greene. E, quando riesco, leggo un romanzo scritto da uno che frequenta il gruppo di scrittura che frequento anche io anche se in maniera piuttosto incostante.

E poi ci sono i libri in lista di lettura. Ah, quelli non si contano, da “Questo libro è trans” (Juno Dawson) a “Saetta Rossa” (Bucci e Atzeni), da “Relazioni aliene” (P.J. Farmer) a “Queer. Storia culturale della comunità LGBT+” (Maya De Leo), da “La scuola è politica” (Giusti, Batini, Marchetta, Roghi) a STAR (Rivera, Johnson) e sono solo i primi che mi vengono in mente.

E poi ci sono i testi in scrittura.

Il romanzo multigenere che sto scrivendo a quattro mani con Denis, un capitolo a testa con lo scopo di mettere ogni volta l’altro in una situazione dalla quale non è facile uscire. Solo che l’ultima volta per consegnare il mio capitolo ci ho messo tre mesi invece di due settimane, facendo una fatica del diavolo.

Il summenzionato romanzo di (pseudo-)fantascienza sul quale ho avuto un po’ di tempo fa un feedback che mi ha chiarito che non sono affatto bravo quanto penso. Adesso ho una articolata serie di indicazioni e consigli per renderlo migliore ma non riesco a lavorarci.

Il mio romanzo di fantasy che ho citato un po’ di tempo fa proprio qui su Medium e finito ad agosto. Siamo alla prima bozza, quella nella quale ogni volta che apri il file, ovunque tu sia, vedi decine di correzioni da fare. L’ho anche mandato ad Anna, una lettrice forte che in teoria dovrebbe averlo già finito (e la cui assenza di feedback mi annoda le viscere) ma, tanto, quando apro il file e vedo gli errori, vengo colto da una debolezza esistenziale che non mi fa alzare la mano sulla tastiera.

C’è un vecchio romanzo, di nuovo fantasy, che avevo scritto insieme a un’altra persona e che dovrei riprendere in mano ora che, finalmente, grazie a un racconto di Ursula Le Guin, ho capito come modificare. Ma non ce la faccio.

Devo finire il ritratto a olio del personaggio di Alone, ma ogni volta che guardo quell’armatura penso che non verrà mai.

La stesura di una campagna del mio gioco di ruolo intitolata “Segreti e coincidenze”, al momento impantanata in un limbo.

Un’idea per un fumetto.

Altri due post qui su Medium, abbozzati (uno è fermo perché l’editing del capitolo della pornogrammatica sui determinanti è fermo).

E poi oggi, ad esempio, c’è da ritirare la roba stesa, fare un’altra lavatrice, lavare a mano l’amaca, stendere, trascorrere del tempo con le bambine e con Davide, portare in giro il cane, cucinare…

Il punto è che non dovrei fare solo questo. O, dal punto di vista dei miei datori di lavoro, non dovrei fare questo. Dovrei risolvere un problema contrattuale con una fornitrice, stendere il piano per un nuovo prodotto da sviluppare senza costi esterni, definire i limiti di una partnership con un’altra azienda, ridefinire le tempistiche di pubblicazione di due nostri corsi, pagare fatture, trovare fatture, trovare persone, migliorare i flussi di lavoro e la produttività di due linee di produzione, comunicare con i clienti B2B, fare l’assistenza B2B, supervisionare la produzione dei cartacei…

Il punto è che c’è una guerra del tempo e io sono il campo di battaglia.

È venuto un momento, almeno nella mia vita, in cui ho perso la capacità di fare tutto quello che andava fatto e che già era tanto: Rosa, la ragazza che ha sussunto alcune delle mie mansioni amministrative lo scorso autunno, ogni tanto mi domanda: “ma come facevi quando non c’ero io?” e io rimango sempre un po’ perplesso, con quell’espressione da pesce di quando non hai la minima idea di cosa rispondere. O forse c’è stato un momento in cui le cose da fare sono aumentate davvero tanto e io non riesco a metterci tutta l’energia che serve, è come se mi sentissi debole di fronte alla quotidianità e i miei tradizionali strumenti di fuga — la lettura, la scrittura, il gioco, la pittura e il disegno — non funzionano più, sono diventati “cose da fare”. Come se anche le vacanze si fossero trasformate in un una casella da spuntare dentro a una to-do list.

Io lo trovo agghiacciante: se qualcuno scrivesse un libro su questo argomento sarebbe fantascienza oppure horror?

(Meglio che vada a lavorare un po’, va’.)

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adri Allora

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