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La logica del controllo

Che, intitolato così, richiama tante cose (il fascismo e la dittatura, prima di tutto, ma molto più in piccolo pure certi modelli di insegnanti che, per debolezza, come la temibile signorina Sforza nel bellissimo “Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno, ricorrono un eccesso di controllo sui loro e sulle loro studenti), nessuna delle quali ha un rapporto sano con la scuola.

Eppure è difficile ribattere ai docenti che dicono: ma io devo controllare che lavorino, ma io devo controllare che non copino, ma io devo controllare che ci siano, ma io come controllo che non si passino le risposte delle versioni di Alatin?

E diventa naturale porsi delle domande e provare a darsi delle risposte.

E poi s’incontra per caso un articolo molto interessante (di Antonio Vigilante, qui) che chiarisce, prima di alcuni esempi e uno stupendo e potente capoverso di chiusura, un elemento importante:

Il controllo completo. È quello che i docenti hanno, o cercano di avere, in classe. È questa l’istituzione che abbiamo ricevuto dal passato. Una istituzione che ha molte affinità con il carcere, il manicomio, il convento. Un’istituzione disciplinare centrata sul controllo. Sono cambiate, nel frattempo, le concezioni pedagogiche. Si è scoperto l’ovvio: che l’apprendimento ha a che fare con l’interesse, con l’attività, con il piacere. Ma sono scoperte che sono finite sullo sfondo, quelle cose che studi all’università e poi dimentichi quando cominci a insegnare. […] Valutare a distanza si può, se si abbandonano le modalità valutative usate in presenza. E oserei dire che si valuta anche meglio: perché vengono in primo piano capacità e competenze — prima fra tutte la creatività — che la didattica in presenza normalmente trascura.

Il punto diventa davvero cambiare l’oggetto di valutazione:

  • spostare l’attenzione dal dato alla sua rielaborazione (quanto più personale possibile in parte per stimolare e coinvolgere, in parte per garantirsi, appunto, che lo facciano davvero, che non copino);
  • valutare meno ma meglio (perché è oggettivamente più lungo dover trovare la conoscenza e la competenza in un lavoro creativo, ma ci dice molto di più di quello che ci direbbe la semplice risposta a una domanda diretta) e
  • non escludere, mentre si ricostruisce una docimologia, anche di ricostruire la didattica, ad esempio fondendole: già in presenza esistevano casi di docenti che correggevano insieme aǝ loro studenti. Cosa succederebbe se le griglie di valutazione contemplassero anche il modo in cui vengono corretti i compiti altrui? Se si vedono gli errori, i problemi, se si è in grado di riformulare domande e risposte? Come si interagisce su piattaforma digitale? Come si interagisce e basta?

E poi è chiaro che non è necessario disfare tutto, si possono cercare vie di mezzo, compromessi e innovazioni parziali in questa situazione che è un grande laboratorio (o che può esserlo, perché troppi docenti non stanno facendo nessun lavoro di riflessione e rinnovamento, perché per molti motivi è difficile sottrarsi alla logica emergenziale per cui non esistono più orari, tutto è più complicato e basta e possiamo solo tentare di sopravvivere e tener duro finché le cose torneranno alla normalità, mah).

In fondo, se io ho bisogno di sapere se sanno quali sono i participi latini o come si costruisce una perifrastica, potrei non avere voglia, tempo o energie a sufficienza per esprimere anche la mia creatività nel ruolo di docente. Se non è sempre così (perché altrimenti sorgono alcune questioni interessanti riguardo al ruolo e alle condizioni dell’essere docente, e non tutte dipendono solo dal Ministero), è legittimo pensare a strategie alternative.

Agli utenti dei nostri software

  • suggeriamo di valutare il complesso di tutte le esperienze (unità, verifiche e versioni) che i e le discenti possono fare e di non lasciarsi cullare dall’apparente completezza di una soltanto (tipicamente le verifiche);
  • diciamo che il fattore tempo (laddove può essere sfruttato: ovviamente usare il tempo con ragazzi e ragazze con bisogni educativi speciali è usarlo contro di loro, quindi è stupido se non meschino) è probante: se si concede loro il tempo di rispondere e basta, non potranno dedicarlo o copiare o a passare i risultati, e se si fanno le verifiche in un’ora stabilita, si può chiedere anche aǝ ragazzǝ di condividere lo schermo (tanto nelle verifiche le domande sono in ordine casuale).

Ma non è necessario avere i software di Maieutical per farlo, basta mettere alla prova e valutare se stessǝ, prima deǝ discenti.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adri Allora

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