Questa bellissima illustrazione è di Sam Bosma, qui ne trovate anche altre, meravigliose. Io l’ho scelta perché la didattica è ovunque, anche nei mondi fantasy e nei calzini spaiati.

Lezione frontale

Uno strumento quantitativo per docenti

Facciamo un gioco. Immaginiamo che lo scopo della tua attività sia la lezione frontale (è la tecnica più generalmente condivisa). Ora, a una lezione dei bei tempi andati c’erano più o meno tuttɛ lɛ studenti, contiamo però unǝ assente per beneficio del dubbio.

Unǝ assente su una classe di 30 studenti vale il 3% del tuo uditorio (se la classe è di 25 studenti vale il 4%, se è di 20 studenti vale il 5%, fai tu le stime per le quantità intermedie).

Quantɛ dellɛ tuɛ studenti riuscivano a seguire, concentratɛ, una lezione intera? Difficile quantificare per il corso di un’intera ora, diciamo per i primi 25 minuti dopo che il motore della lezione era avviato?

Quantɛ ne perdevi, perché si distraevano (perché stavi immobile, perché non lɛ coinvolgevi, perché spiegavi troppo a lungo, perché la disciplina lɛ annoiava?) oppure non capivano ma non chiedevano spiegazioni? O, meglio: quantɛ tenevano lo sguardo fisso su di te o sul foglio a prendere appunti? Quantɛ interagivano con te e con la classe?

Nelle facce di quantɛ in media andavi a specchiarti mentre parlavi?

Fai la stima adesso, tanto è per te, nessuno lo saprà mai, ma falla prima di procedere: conta quellɛ che interagivano a tema e quellɛ che sai essere attentɛ.

Se avevi in media tra le 4 e le sette persone che interagivano a tema, e altrettante sulle quali — ci metteresti la mano sul fuoco — erano attente anche se non interagivano e non ti guardavano, avevi in media tra 8 e 14 persone per le quali la tua lezione era efficace. A seconda del numero di studenti in classe, una percentuale di efficacia compresa tra il 24% (otto studenti su 30) e il 70% (14 studenti su 20). Più probabilmente stai lì in mezzo, con una percentuale che oscilla intorno al 50%.

E questo è un bell’esempio di interazione in classe.

Segnati il numero su un foglio, poi un altro.

Non è una valutazione sulla tua didattica, al limite di questa strategia didattica e di come l’implementavi, ma sappi che probabilmente la strategia pesa più del modo in cui l’applicavi: una lezione è il frutto dell’incrocio di tante curve diverse. Si tratta comunque di un numero con il quale dovresti confrontarti.

Facciamo un passo avanti: quantɛ arrivavano a sapere le cose? Non a prendere la sufficienza, sappiamo tutti che i voti sono un’altra roba. Ma a sapere le cose: capire, analizzare, risolvere. Se sei il tipo o la tipa rassicuratǝ dalle quantità numeriche, puoi anche usare i voti: quantɛ avevano almeno il sette alla fine dell’anno? (Ti sembra strano il sette? Sei tu che hai voluto i numeri. Un sei è troppo poco, troppo mutevole e incerto per dire che unǝ studente si nuove con sicurezza in una disciplina).

Usa sempre le percentuali di cui sopra: l’80%? (Sono 16 studenti su 20, 20 su 25, 24 su 30).

Allora, guardiamo la differenza tra il tuo numero di attività efficace in classe e il numero di persone competenti.

Se la percentuale di studenti per cui la lezione secondo te era efficace è superiore a quella di coloro che avevano sette, hai sbagliato le stime. Puoi aver sopravvalutato quellɛ che non ti prestavano visibilmente attenzione ma eri sicurǝ che stessero attentɛ (hai troppa fiducia nell’interesse che la tua disciplina può sollevare) oppure puoi aver sopravvalutato quellɛ che interagivano con te (hai troppa fiducia nella tua capacità di interagire: o ti prendevano per il naso o quel che hai detto non ha fatto breccia).

Se la percentuale di studenti per cui la lezione secondo te era efficace è inferiore a quella di coloro che avevano sette, il discorso si fa più interessante. Perché potresti aver sbagliato stima oppure, più probabilmente, hai finalmente sotto gli occhi quantɛ studenti della tua classe si sono salvati non grazie a te. Anzi, probabilmente, nonostante te. Nonostante la tua inefficacia, per loro (per il loro stile di apprendimento, ad esempio), in classe. Grazie alle famiglie (controlla: avevano famiglie che ti sembravano star loro dietro?) o a loro stessɛ.

E in DAD?

A distanza è molto più difficile (e-learning, DAD, DDI, quest’altra-cosa-mista-chiamala-come-vuoi): senza i software giusti non vedi se ti guardano o se chiedono la parola, e comunque l’interazione può essere pura cinesica, al limite espressioni del volto, e può perdersi per un banale ritardo nella trasmissione del segnale. E vogliamo parlare di quellɛ che rimangono fuori perché non hanno più i giga o perché hanno una connessione lenta?

E adesso fai esattamente lo stesso calcolo.

Conta quantɛ sono attentɛ, ma tutto conta: togli quellɛ che non si sono connessɛ, quellɛ che non vedi perché non hanno acceso la telecamera, quellɛ che sono frizzatɛ, quellɛ che sembrano normalmente disattentɛ. Conta solo quellɛ che interagiscono a tema e quellɛ che sai fare attenzione.

E fai il primo confronto: i numeri sono più o meno uguali? Se sì, significa che non avete problemi di connessione, fico.

Conta quanti si salvano. Come prima: quellɛ a cui dai almeno sette. È un criterio arbitrario, sono d’accordo, ed è una sciocchezza continuare con i voti, ma se ci sono, se li usi, prova come esercizio di riflessione sulla tua professione di insegnante a fare questo conto.

Potresti scoprire cose interessanti.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

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