E pensare che per fare la foto abbiamo fatto una colletta in ufficio…

Quanto costa un libro di testo?

Questo testo risale al 2018, doveva essere il primo di una serie di insight nel mondo editoriale scolastico, poi ho fatto altro e me lo sono dimenticato.

L’ho ripescato per caso, mi dispiaceva perderlo ed è ancora attuale anche se non ho cambiato niente: costi, ricavi, utenti, copie, software sono quelli del 2018, quindi ho deciso di pubblicarlo qui su Medium.

Risponde alla domanda: perché i libri di testo costano così cari?

INTRO

Periodicamente i docenti ci chiedono sconti per i software, perché i tetti di spesa non possono essere ignorati.

Inoltre con cadenza annuale torna alla ribalta l’annosa questione del costo dei libri scolastici, che ci ha coinvolti prima come studenti, poi come genitori e ora come editori.

Stare da questa parte della filiera produttiva è illuminante e, visto che il nostro modus operandi prevede un continuo coinvolgimento di quelli che tecnicamente sono clienti (ma è un modo di vedere l’economia parziale e datato: noi con i docenti e gli studenti praticamente collaboriamo), ho deciso di raccontarti quanto costa produrre un libro scolastico e quanto costa produrre un software per la scuola. Anche solo per sapere di che cosa si parla quando si parla di editoria scolastica.

COSTI DI UN LIBRO DI CARTA

Prendiamo un volume reale: Alatin Academy volume 1 (di due: la grammatica è integrata nei due volumi), un corso di latino di 516 pagine in quadricromia, formato 195 per 263, in brossura, con codice interno per sblocco del software; tiratura: 4.096 copie. Questo volume, per andare sul mercato, deve essere accompagnato da almeno una guida per il docente (128 pagine in due colori, brossura, stesso formato del volume, per fortuna tiratura ridotta: solo 500 copie).

Quanto costa, all’editore, arrivare nello zaino dello o della studente?

Il calcolo non è facile, perché ai costi esterni si aggiungono quelli del personale dipendente operativo (che in una piccola azienda non svolge mai un solo compito e mai su un solo prodotto) e amministrativo (che per sua natura è spalmato su tutto quanto), ma possiamo considerare che:

  • il libro va scritto: all’autrice (in questo caso) sono stati versati a titolo di anticipo sui diritti d’autore del primo volume 11.000 euro che coprono anche la creazione dei modelli degli esercizi della parte digitale. I diritti d’autore ammontano al 10%; case editrici più prestigiose della nostra corrispondono diritti più bassi (e soprattutto possono concedere meno anticipi sui diritti) ma la dimensione è più o meno quella;
  • ciò che è scritto va anche rivisto, da (in questo caso 7) specialistǝ della disciplina addestratǝ a trovare i refusi: 15.000 euro (che vanno anche a coprire una parte dei costi di revisione dei contenuti della parte digitale);
  • il testo va inoltre corredato di immagini: 1.8k euro per la scelta delle immagini e la stesura del colophon, 5.000 euro di licenze per l’uso delle foto, 500€ per il fotolito affinché le immagini scelte e comprate siano adatte alla stampa, più altri 5.000 euro di immagini create ex-novo;
  • il testo, corretto, revisionato e corredato di immagini, va impaginato: 3.100 di progetto grafico più 8.000 di impaginazione (un prezzo di favore ottenuto in via del tutto straordinaria);
  • una volta impaginato, va riletto (2–3 letture in bozza che sono rientrati negli altri costi) e va stampato: 5.000 euro per la creazione delle lastre, 9.000 per la stampa e la carta.

Non consideriamo, per ora, i costi del solo digitale: il digitale è ancillare nei casi migliori (rari) ed è marketing oppure obbligo di legge nella maggioranza dei casi, quindi gli editori fanno comunque una piccola spesa (che qui abbiamo considerato sotto altre voci) ma non lo trattano come prodotto a se stante vendibile separatamente — come invece facciamo noi.

I costi esterni ammontano quindi a circa 64.000 euro, ai quali aggiungeremo un 20% di costi interni (la stima è per difetto nel nostro caso, ma è una stima verosimile per un caso generale perché le case editrici più grandi riescono meglio a fare economia di scala su coordinamento editoriale, coordinamento di produzione, amministrazione, promozione): un libro come il volume 1 di Alatin, con il suo libretto per il docente, costa circa 76 mila euro.

RICAVI E GUADAGNI DI UN LIBRO DI CARTA

Una vecchia proporzione che vale per la narrativa dice: il 10% del prezzo di copertina all’autore, il 30% all’editore, il 30% al distributore e il 30% al dettagliante.

Nella scolastica funziona più o meno nello stesso modo.

Alatin era venduto a 23,90 euro, un prezzo di mercato.

Ne abbiamo stampate 4.000 copie, con un fatturato teorico di 95.600 euro: allora se l’opera va bene siamo già in attivo al primo anno! Non esattamente, perché circa 1.000 copie sono copie saggio: il fatturato teorico scende a 71.700; a questa cifra va sottratto il 4% di IVA e il 60% di distribuzione e propaganda (questo il contratto con il nostro distributore, ma consideriamo che questo accordo includa il 30% che finisce ai dettaglianti, e una cifra compresa tra il 15 e il 20% per gli agenti che portano ai docenti le copie saggio in propaganda, il resto sono costi di stoccaggio e distribuzione). Quindi, se tutte le 3.000 copie destinate alla vendita sono acquistate, entrano nelle nostre tasche circa 26 mila euro: un negativo di circa 50 mila euro.

Come è possibile? Se fosse vero, nessuno farebbe libri. Non esattamente: dal secondo anno vengono meno i diritti d’autore (fino a quando non si supererà la soglia di fatturato di 110.000 €… ricordate gli anticipi già versati?) e, soprattutto, i costi d’impianto (redazione, immagini, grafica, coordinamento redazionale, impaginazione e, se non ci sono correzioni da fare, anche le lastre non vengono rifatte). C’è un risparmio complessivo di circa 44.000 €.

Ricapitolando dal secondo anno si spendono 32 mila euro ma ne entrano circa 40 mila. Se il libro continua a vendere 3.000 copie su 4.000 stampate. Considerando la perdita del primo anno è ancora antieconomico, se invece il libro dovesse andare bene e vendessimo il doppio delle copie, spendendo 9.000 euro in più (si raddoppiano solo i costi di stampa, la spesa complessiva sale a 41 mila) ne entrerebbero 80.000: ci avvicineremmo a coprire anche la perdita del primo anno.

Le case editrici che hanno molti libri e una distribuzione interna riescono a ottimizzare i costi di propaganda e distribuzione, ma la realtà in cui operano è la seguente:

  • il primo anno di un libro normale (che non abbia ragioni particolari per fare un volume di vendite molto alto) è in perdita e tutte le spese vengono anticipate;
  • se al secondo anno il libro non vende almeno quanto al primo anno, è in perdita;
  • più anni un libro rimane sul mercato, più conviene agli editori, perché permette loro di economizzare sui costi fissi (quelli che abbiamo visto prima: redazione, immagini, grafica, coordinamento della redazione, impaginazione e lastre).

Ma quindi fare un libro di carta conviene? Certo, se va bene. Moltissime case editrici di scolastica hanno un numero ridotto di opere che sorreggono l’intera azienda (e a case editrici molto piccole basta un buon libro per sopravvivere). Difficilmente però troverai qualche editore di scolastica tra le persone più ricche del mondo: il motivo per cui qualcuno può volersi spendere in questo lavoro è che fare libri scolastici è una sfida affascinante per le sue difficoltà intrinseche e appagante per le sue implicazioni sociali e politiche.

Per questi stessi motivi piace anche a noi (e perché speriamo che ci aiuti a veicolare il digitale, ma questa è un’altra storia).

CONCLUSIONI

Anche questo testo è stato redatto in una logica Lean Startup: se lo hai apprezzato, se ti interessano i “dietro le quinte” di quell’ambito che le persone alla moda chiamano ed-tech, e che per me rimarranno sempre solo “tecnologie didattiche per la scuola”, se vuoi fruirne altri simili, fammelo sapere!

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

Adriano Allora

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