Sto scrivendo un romanzo.

E se mi conosci da abbastanza tempo, questo non ti stupisce.

È un romanzo fantasy, tipo Signore degli anelli. E pure questo, se mi conosci da abbastanza tempo, non ti stupisce.

È ambientato in un mondo low magic (proprio come il Signore degli anelli!) ma senza razze (in senso fantasy, cioè: niente elfi, nani, orchi), e questo non ti stupisce solo se sei uno dei pochi che hanno giocato di ruolo con me, a giochi che ho fatto io.

Il romanzo racconta la storia di una persona che, nel giorno del suo diciassettesimo compleanno, come regalo di compleanno chiede al re suo padre di essere riconosciuta come donna. Fino a quel momento lì tutti la conoscevano come uomo, come il principe, e la richiesta mette il re in una situazione difficile: il desiderio è espresso in pubblico, davanti all’intera corte, allo stato maggiore e a un certo numero di guardie e servitori e servitrici (è pur sempre il compleanno in cui la figlia maggiore del sovrano diventa maggiorenne), la tradizione impone di acconsentire a qualsiasi richiesta, però…

Chi scrive narrativa di genere ha una grande fortuna: quella di potersi muovere in una realtà completamente (o parzialmente) diversa dalla propria attraverso la quale può però indagare, riflettere, giocare con la propria.

Tolkien riscrive il mito epico per raccontare le verità immanenti del nostro mondo. Dick dà voce ai suoi psichedelici demoni interiori e riflette su cosa sia, alla fin fine, la realtà. Pullmann racconta la battaglia per l’anima delle persone in un universo steampunk e magico, ma è della perdita della nostra innocenza che parla. Asimov con le leggi della robotica e robot che desiderano essere umani illustra, come Dick in “Anche i robot sognano pecore elettriche”, il confine tra umanità e no. Le Guin ci racconta attraverso il confronto con altre civiltà anche il modo in cui la nostra funziona. Nnedi Orokafor e Jemisin parlano di potere e diversità; Tanith Lee in “Nata dal vulcano” ci parla della costruzione del sé rispetto alla società in cui siamo.

L’intento della narrazione può anche essere il puro divertimento: moltissima narrativa di genere è escapismo che sollecita altre nostre corde: il senso del meraviglioso, la sfida intellettuale, le pulsioni del cuore, la risata di pancia, la liberazione della violenza, il desiderio sessuale. E va bene così: se è quello che cerchi come lettrice o lettore o scrittore o scrittrice, allora non c’è niente di meglio.

Per me scrivere questa storia è prima di tutto “stare altrove”. In un universo che presenti diverse opportunità, per esempio, in una realtà in grado di offrire un ventaglio di esperienze che qui non ci sono. In secondo luogo significa pormi delle domande sul mio corpo, sulla mia identità, sul modo in cui interagisco con gli altri e le altre.

Torniamo al re.

È un tipo un po' all’antica, anche se a sua volta è stato un innovatore quando ha deciso di interrompere una sanguinosa tradizione uccidendo suo padre prima di sterminare tutti coloro che avrebbero avuto diritto al trono. Però, certo, la richiesta della figlia (lui continua a chiamarlo “figlio”) lo mette in una situazione imbarazzante. Voglio dire: maschi/pisello vs. femmine/vulva è una di quelle distinzioni strutturanti della sua società (anche se lui non lo direbbe in questi termini), chiedergli di inserire nell’equazione la volontà dellǝ singolǝ lo spiazza. Non si tratta di cambiare idea, si tratta di cambiare modo di pensare.

Il romanzo non parla del re, il re lo incontriamo nel primo capitolo, quando scaccia la principessa (non senza averle concesso quello che chiedeva) e poi seguiamo lei per circa cento capitoli (sono capitoli brevi, di circa una pagina e mezzo) numerati in maniera lineare. Quando avrò finito questa spina dorsale narrativa, tornerò indietro a completare il quadro con quello che faranno i personaggi e le personagge dopo aver incontrato la principessa. Ti faccio un esempio: nel capitolo 1 ho presentato il consigliere Viridian (nome non definitivo); io da Viridian voglio tornare, mantenendo la sua linea narrativa, quindi quando racconterò di nuovo di lui ci sarà un capitolo 1a inserito nella numerazione principale (potrebbe essere tra il capitolo 12 e il 13, per intenderci), e poi un 1b e poi un 1c fino alla fine del romanzo. Non è detto che arriverò a un 1z e ovviamente non racconterò tutto ma solo quello che riguarda la linea principale.

Non lo farò per tutti i personaggi né per tutti i capitoli, ma lo farò in molti casi.

L’idea di base è che, visto che racconto questa storia ragionando sul tema dell’identità (della mia identità attraverso un personaggio fittizio che ridefinisce la propria identità), non ha senso affrontare quel tema solo in una prospettiva individuale, solo nella prospettiva di quel personaggio.

A volte i miei stessi progetti mi spaventano un po’.

Vorrei che dipingere le nuvole fosse più facile.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

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