Lo riconosci? Allora dovresti staccare un po’ da Internet e leggerti qualche libro.

Tema in classe!

Se non fosse stato per la secondogenita, non ci avrei mai pensato

La secondogenita è preoccupata per l’esame di terza media, mi ha detto che quest’anno non è richiesta la ricerca (la legge conferma che son due prove scritte più l’orale), io ho replicato che secondo me le conviene lo stesso farsi un percorso che incontra tutte le materie perché così:

  1. ha un set di argomenti su cui è sicuramente preparata e che è più facile ricordare per via delle connessioni;
  2. se riesce a infilarsi su quel filo del discorso non la fermano più e guida lei l’esame, che è fico.

Al che lei mi ha risposto che non è richiesto ed è finita come finisce sempre quando due persone mature sono in disaccordo: abbiamo litigato. Silenzio in macchina.

Nella strada dalla scuola alla stazione del treno di Chivasso, da dove parto per andare in ufficio, mi son messo a pensare al tema in classe.

Ora, se mi conosci un po’ sai che leggo tanto, che mi piace la parola scritta abbastanza da scrivere un prontuario di punteggiatura (che in effetti non dovrei neanche promuovere, visto che quei pidocchi di Lindau non mi hanno dato un centesimo dei diritti d’autore che mi dovevano) e da rendere la forma scritta il modo in cui affronto le questioni importanti per me (ho scritto un romanzo fantasy per decidere che per i prossimi tempi continuerò ad essere amab cisgender).

Non sono quindi esattamente unǝ di quellɛ che dicono “ah, la sacralità del testo scritto!” e poi non scrivono altro che post su facebook e liste della spesa.

Pensando al tema mi sono tornate in mente le polemiche dellɛ studenti quando si è tornatɛ alla prova “vecchio stile” con il tema e, soprattutto, mi sono tornate alla mente le risposte degli e delle intellettuali che, in sostanza, accusavano “i giovani” di non aver voglia di fare nulla. Perché il tema è formativo.

E mi son chiesto:

Ah, sì? Ma saper scrivere un tema a che cazzo serve?

perché la prova che c’è stata durante la pandemia era una “presentazione della ricerca individuale”. Ora, se io penso alla mia professione, a quella di mio padre e mia madre, a quella di amici e conoscenti, nessuno scrive niente di simile a un tema. Ma molti creano presentazioni.

E bada che le competenze che metti in gioco per progettare una ricerca, documentarti, trasformare le tue fonti in informazioni che poi devi condensare in slide, sono un soprainsieme delle competenze cui devi ricorrere quando scrivi un tema. Nel tema in più sono richieste nozioni, che, posso dirlo?, è davvero fuori tema aspettarsi oggi: sarebbe molto più utile insegnare a riconoscere e destrutturare i testi che si trovano online (un giorno ti racconterò come l’analisi testuale mi è stata utile per smontare agli occhi del figlio maggiore uno di quei coglioni che fanno clickbaiting, e il menzionato figlio era contento di aver appreso semplici trucchetti per individuare un tipo di fonte di cui non fidarsi) e offline.

È vero che un tema può essere tante cose: un articolo di giornale, un’analisi critica, la descrizione di un prodotto, un commento a un evento, ma è anche vero che se mi è richiesto di commentare l’attualità su un intero foglio protocollo quando la forma più frequente e quotidiana che ha questo tipo di testo è una manciata di capoversi su Twitter, allora qualcuno sta sbagliando qualcosa. Ma poi: la scuola non deve inseguire l’attualità, deve formare delle menti che siano capaci di farlo, è proprio per questo che deve smettere di usare strumenti che concettualmente non non servono a leggere l’attualità.

Ma io, pensando la tema, credo che fosse il prodotto della fantasia di gente tipo filosofi, letterati… e che fosse già allora qualcosa di inadeguato.

E ora preparati a uno degli apparenti cambi di argomento che sono la mia specialità.

Io sono un fautore dello studio del latino. Sai perché? Perché non serve a niente. Che differenza c’è tra studiare tedesco e studiare latino (per menzionare due lingue con un ricco apparato morfologico)? Il tedesco ti serve a qualcosa, viene molto più naturale concentrarsi sulle funzioni più che sulle strutture. È giusto così, ed è bene perché è il modo in cui impariamo le lingue. Il latino è una raccolta di enigmi per svelare i quale devi continuamente insistere sulle strutture, morfologiche e sintattiche. Questo ne fa un potentissimo strumento per capire limiti e miti del nostro principale strumento di pensiero cosciente: la lingua italiana. E conoscere bene la lingua italiana è necessario e non sufficiente* per leggere l’attualità. Ci si può passare anche da altre strade? Certo, checcazzo, un corso ben fatto di grammatica italiana basterebbe, ma bisognerebbe iniziare a fare grammatica italiana in modo non liturgico, ed è qualcosa che i linguisti e le linguiste italianɛ non sono ancora prontɛ a fare. Né lo sono le e gli insegnanti.

Un tema è un tipo di testo che non trova riscontri fuori dalla scuola, è un prodotto autoreferenziale che distrae da strumenti e pratiche che servirebbero molto di più a preparare lɛ nostrɛ ragazzɛ a quel che lɛ aspetta qua fuori.

Quindi? Niente, come al solito. Ma riceviamo in azienda curricola da aspiranti docenti di ripetizioni che non hanno idea di come strutturare un testo e che si sono formati scrivendo temi in classe, forse passare a powerpoint sul lungo periodo darebbe vantaggi.

Anche chi ha scritto questo powerpoint si è formato sui temi! E guarda che gioia per gli occhi! Ma soprattutto per gli oculisti!

* Come dimostrano docenti universitariɛ che pur disponendo di un invidiabile eloquio non sono in grado di compiere semplici operazioni di comprensione del testo.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

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