Una pausa

Dopo tre anni in cui mi sembra di non aver fatto altro nel mio tempo libero, mi sto prendendo una pausa dalla scrittura di testi lunghi.

Finché ci riesco, seguo progetti più piccoli: sto scrivendo alcune puntate per un podcast che farò con gente dell’associazione di giochi di cui sono socio (gli RBB di Chivasso, se sei in zona vieni una volta a giocare con noi! Chiamami che organizziamo!); sto raccogliendo idee per un libro di test, sto lavorando all’ennesimo gioco da tavola e sto iniziando a preparare delle microavventure (45 minuti di gioco puro) per Paleomytics, un gioco di ruolo Stone and Sorcery a suo tempo consigliato su patreon da Davide Mana.

E poi, qualche giorno fa, ho aperto il mio Google Foto e ho scoperto che ho salvato 1500 fotografie, negli ultimi 11 anni.

Milleecinquecento.

Cioè, io cerco sempre di fotografare il meno possibile…

Il pensiero, per me, è intollerabile, e non saprei neanche spiegare perché. Credo perché l’idea di scorrere milleecinquecento foto è improponibile, e avere qualcosa che non posso usare mi sa di spreco, ma non sono sicurǝ.

Quindi, poiché spesso faccio foto in blocco, e che spesso gli insiemi hanno un senso ed esercitano fascinazione in quanto insiemi, come ha dimostrato l’esperimento del murale di 13 metri quadrati che ho fatto nella vecchia casa di Castagneto, ho deciso di spostare qui su medium qualcuno di quegli insiemi.

In questo post voglio condividere con te alcune foto che ho scattato nel meraviglioso Museo della Scrittura Meccanizzata, che ti consiglio di andare a visitare la prima volta che capiterai a Trani (e ti verrà molto facile se, come è successo a me, la basilica sul mare sarà chiusa per restauro mentre il castello svevo sarà inaccessibile fino a mercoledì perché non c’è personale).

Poche parole, tante macchine per scrivere (ma dal vivo sono un’altra cosa), potrebbe piacerti.

IMPERFETTA, MA LA PRIMA: scriveva solo lettere maiuscole, ma che eleganza! Sholes & Glidden, anche chiamata Remington n.1, 1873.
LA PRIMA CONCORRENTE della Remington: che meraviglia i tasti per le maiuscole. Calligraph mod. 2, 1880.
ERGONOMIA: i tasti d’ebano sono incastonati. Hammond Mod. 1, 1884.
POCHI TASTI? In quei primi anni si sperimentava molto, qui selezioni la lettera e poi schiacci, si chiama scrittura a indice. Merrit, 1890.
SFORTUNATA: altra scrittura a indice: scegli la lettera nell’arco di fronte a te e hai i tasti di scrittura sulla sinistra. Peoples, 1891.
DA COLLEZIONISMO: be’, non è la sola qui, ma questa ha una storia interessante di collezionismo alle spalle. A me la tastiera curva continua a far impazzire. Franklin, 1892.
DOPPIO SWITCH: ancora digitazione a indice, con uno switch che permetteva di passare da un ordine all’altro di caratteri, e di arrivare a 90 possibili segni scrivibili. American mod. 2, 1893
PESO PIUMA: nota qui il rullo invece dei martelletti (lo hai già visto in altre foto, ma qui si vede proprio bene). Blickensdefer mod. 6, 1896.
GUARDA IL NOME! Una storia comune: un’azienda (in questo caso austriaca) che si occupa di biciclette o macchine da cucito (secondo te perché la Sholes aveva quell’aspetto?), si converte alla scrittura meccanizzata (qui dopo aver comprato i diritti della Oliver che vedrai tra poco). Courier, 1903.
TEDESCA COL PUNTATORE: meravigliosa, no? Punti la lettera da scrivere e schiacci il tasto. Si vedono bene anche due rulli. Mignon mod. 2, 1905.
LA PRIMA CARENATA: un brevetto abbastanza fortunato, finche non si son resɛ conto che servivano più tasti. Oliver mod. 5, 1907.
PORTATILE: questa con i rulli frontali, se la vede qualcuno alla Pixar ci fa almeno un corto. Stofwer Elite, 1912.
QUATTRO FILE: le quattro file di tasti hanno decretato la fine di modelli con le ali come al Oliver. Questa portatile ricorda molto ormai le macchine più moderne. Remington Portable, 1920.
E SE AVESSI VOLUTO SCRIVERE IN GIAPPONESE? Nippon Typewriter, 1929.
PER LA CONTABILITÀ, non è impressionante? Continental Rapidus, 1938.
GOLD EDITION, come quella di Ian Fleming. Veramente placcata in oro, era usata anche come premio aziendale... pensaci, quando credi di lavorare per un posto fico. Royal Quiet De Luxe, 1948.
SEMPLICEMENTE AMORE. Olivetti Lettera 22, 1950.
NON SCHERZIAMO: IL GIOCO È UNA COSA SERIA! Questa è una macchina da scrivere giocattolo ma funzionante: tastiera finta, rondella per scegliere la lettera e tasto per scrivere. Marx, 1950.
LA MACCHINA DEL PECCATO. Anticipata sul colore dalla IBM Selectric mod. 1 del 1961, rimane un oggetto di design incredibile: qui capisci chi ha veramente ispirato la Apple, non tanto sui modelli, quanto sull’approccio. Olivetti Valentine, 1969.
LO SENTI ANCHE TU IL MOOD? Royal Silver_Seiko, 1972.

Mi sarebbe piaciuto mostrarvi di più: le Adler, le Mercedes, le Triumph, le Woodstock, le altre Hammond, le Stainsby Wayne per scrivere in braille, le Tachotype per la stenografia, le Swintech con il telaio trasparente per impedire che lɛ detenutɛ non vi nascondessero cose (erano usate nelle carceri negli anni ottata, se ne vede un pezzo a sinistra nella foto della Royal Silver-Seiko qua sopra), la Olympia Robust prodotta nel 1941 in Germania che con il tasto del numero cinque scriveva anche il simbolo delle SS, le altre macchine giocattolo (Marx, GSN Junior, Tom Thumb in quel verde che io poi avrei indelebilmente associato alla mia prima Olivetti 32) e la Simplex, le Canon e le Brother e, soprattutto TUTTE le Olivetti (dalla M1 del 1911 alla M20 Ruys per il mercato olandese alla Studio 42 all’Olivetti Prodest del 1987, che non è più una macchina per scrivere, ma insomma, è sempre nel nostro cuore boomer).

Ma ti accontenterai.

Il prossimo post, sui manifesti delle ultime elezioni per il comune di Torino.

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Giochino: quali due segni piuttosto frequenti siamo abituati a vedere sulle tastiere di oggi e che invece in questa carrellata vediamo solo nell’ultima macchina per scrivere?

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adri Allora

Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.