Parabita, 2 agosto

Sì, non proprio un backstage, ma una lista di appunti di cose che ho imparato e mi sono segnato e che mi piace condividere a esperienza conclusa. Sei prontǝ? Iniziamo.

E poi mi serve anche per liberare un po’ la mente, altrimenti continuo ad avere la memoria occupata.

Una cosa che mi ha raccontato Antonio Romano, professore di fonetica e fonologia all’Università di Torino e gentilissimo ospite, mentre si chiacchierava in cucina pescando da un piatto di prugne bianche a proposito di Michele Loporcaro che un giorno (non so se proprio mentre faceva le indagini per La Puglia e il Salento, edito da Il Mulino), chiede a un parlante di Altamura come si pronunci nel suo dialetto la parola lupo. Lupǝ, è la risposta. E lupa? Lupǝ, è sempre la risposta. E lupi? È lupǝ! Ma, domanda il linguista, c’è differenza tra questo lupǝ e quell’altro? Al che il parlante (io me l’immagino un po’ scazzato), sbotta: lupǝ, lupǝ, lupǝ e lupǝ! Sempre lupǝ sono! Io l’ho trovato meraviglioso: avvocato, avvocata, avvocatǝ, sempre avvocatɛ sono! Cioè, sempre persone, solo che mentre all’informatore linguistico non interessava differenziare, a noi interessa, perché noi non siamo lupǝ.

(Mi sovviene che è meglio che chiarisca subito che quel che riporto non è quel che mi hanno detto, ma quel che io ho capito e che ho successivamente rielaborato. Esiste una buona probabilità che le cose corrispondano almeno a grandi linee, ma non puoi darlo per scontato).

Un’altra cosa, sempre sullo schwa, visto che lui è fonetista e, diciamocelo, quel segno l’hanno inventato loro, che mi ha riportato Antonio e che mi ha fatto ripensare alla doppia recensione che ho scritto qualche giorno fa in cui spiegavo che il ricorso allo schwa è particolarmente sensato in un libro gioco in cui si può leggere “il dispositivo ronzante che trovi nella stanza ti lascia disorientatǝ” perché in questo modo è più inclusivo. Mi riportava, l’Antonio, che lo schwa potrebbe avere senso particolarmente nei gialli e nei polizieschi tradotti da lingue povere di morfologia di genere come l’inglese in cui si parla di persone morte, killer e persone sospettate senza rivelarne il genere, neppure attraverso l’articolo.

Si è anche parlato di un lavoro, ancora non pubblicato, di un altro linguista, Andrea Scala, sullɛ sinti di Villafalletto, in provincia di Cuneo, che hanno iniziato a parlare in piemontese man mano che entravano più profondamente a far parte del contesto. E allora, se non ho capito male, moltɛ parlanti piemontesi hanno smesso di parlare il piemontese. Per mantenere integra la propria identità di gruppo, immagino, la propria Identità Culturale. Vedi che quando lɛ buffonɛ che si spacciano per linguistɛ si arrabbiano perché c’è gente che usa lo schwa, lo fanno davvero a difesa della loro Identità Patriarcale.

Durante la serata ha parlato anche Loredana De Vitis, la quale ha detto tra le altre una cosa tutt’altro che ovvia: il cinema porno degli anni settanta e ottanta era un’occasione per vedere affrontati certi argomenti e permetteva, con tutte le sue storture, di vedere la sessualità raccontata come non veniva raccontata da nessun altro, perché non esisteva un discorso generale sul sesso. Era un tema non svolto. Nonostante il femminismo, la liberazione sessuale e certe battaglie sui diritti civili delle persone (divorzio e aborto) in quegli anni al centro dell’attenzione.

Mi sono domandatǝ: ma è meglio parlarne male o non parlarne affatto? Ci sto ancora pensando. Tu che ne pensi?

Visto che sto lanciando spunti, ecco questo, che mi piace molto.

Alla fine della serata ci siano fermatɛ a chiacchierare con tre ragazzɛ di Lascatina e con lɛ rappresentanti del Centro Studi Serino ed è stato illuminante vedere come la volontà di un numero complessivamente piccolo di persone capaci a cui vengono dati dei mezzi (in questo caso, dall’amministrazione comunale e da un sindaco particolarmente progressista) possa fare grandi cose (se vi capitasse, andate a Parabita a vedere il museo del manifesto: è davvero bello e ricco! Ci sono i videogiochi!!! E se non ci riuscite, godetevi almeno la sua versione digitale!). È un tema che mi è tornato alla mente quando tornano indietro, credo ancora nel Salento, guardavo quelle grandi pale eoliche, gigantesche, e pensavo: com’è possibile che una specie che sa fare queste cose non riesca a risolvere problemi come fame, guerra e malattie?

No, niente, questo non c’entra con la domanda, ma mi piaceva e l’ho messo. Così se questo post frammentario e scazzone non ti è piaciuto, magari recuperi con l’immagine.

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Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.

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Adriano Allora

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