Una persona nel pieno di una crisi di mezz’età. La foto è stata fatta dall’amicǝ Alec.

Crisi di mezz’età

Adri Allora

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Non so se il concetto di “crisi di mezz’età” l’abbia inventato Erik Erikson, ma per quel che ricordo delle sue idee, ci starebbe. Erikson, in sostanza, spiega che nella vita di una persona ci sono tipo sette fasi, ognuna delle quali attraverso una crisi (in senso positivo) porta alla fase successiva.

Il concetto è intuitivo e abbastanza ragionevole, oltre che diffuso in altri ambiti dell’azione umana (ma solo perché le culture umane sono frattali): per esempio chiunque sappia qualcosa di punteggiatura sa che la funzione del punto fermo è dire alla mente che legge: “fermati, ora puoi davvero processare tutte le informazioni e i ragionamenti che hai acquisito e fatto finora, il blocco di informazioni è finito, esegui le opportune verifiche e nel caso correggile con un po’ di backtracking”. Sembra tanta roba per un segno così piccolo, eppure si tratta solo di dire che per passare da un pezzo di testo a quello successivo devi/puoi fermarti a “capire” il testo che hai appena finito.

E nelle nostre esistenze incontriamo dei punti fermi che anticipano o seguono o corrispondono esattamente alle crisi o ai passaggi da una fase all’altra nella visione di Erikson. In realtà per lui le fasi si disponevano su un continuum, ma anche nei continua di solito c’è un momento in cui dici “ok, sono alla fase successiva” o in cui dici “da quel punto lì è iniziato il cambiamento”, puoi chiamarlo crisi o singolarità o balzo evolutivo, il punto è che anche una scala graduata, vista da abbastanza lontano, sembra un continuum.

La crisi di mezz’età, per quel che ne so, è indicata da una serie di disturbi (ansia, depressione) che sopraggiungono nella vita di una persona quando si guarda indietro e si rende conto di non aver raggiunto gli obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere. Colpisce soprattutto gli uomini intorno a cinquant’anni, perché nel modello patriarcale, a quell’età dovresti aver raggiunto una serie di obiettivi professionali, sociali e familiari ben definiti (per le donne, invece, la pressione sociale viene esercitata fin dal momento in “dovrebbero iniziare a figliare” e poi rimane, quindi è più difficile isolare un periodo che si possa definire “crisi dell’età x”).

Ultimamente ho sentito menzionare spesso la crisi di mezz’età, per esempio una persona ha ipotizzato che il mio percorso di affermazione di identità di genere potesse “dipendere dalla crisi di mezz’età”; oppure un amico, parlando della propria voglia di scendere giù dalle colline con la bici, all’interno di un gruppo strutturato invece che col figlio come ha fatto fino a qualche tempo fa, si è posto il problema se non fosse connesso alla crisi di mezz’età.

Ora, sappiamo che le strutture culturali, che le si chiami set memici, tradizioni o establishment, si difendono. Lo fanno in molti modi:

  • il patriarcato nega di esistere da quando abbastanza uomini hanno capito che lo stupro è una brutta cosa;
  • il capitalismo si affanna a cercare di dimostrare di essere l’unica via possibile e addita i fallimenti degli altri sistemi economici come dimostrazione di questa supposta unicità;
  • il matrimonio tradizionale sfrutta da decenni blande argomentazioni e forti endorsement per negare dei diritti a due persone che si amano senza volersi riconoscere in quel tipo di struttura.

La “crisi di mezz’età” così come l’ho sentita usare io (cioè non come diagnosi che spiega sintomi di natura clinica ma come passe-partout esplicativa di comportamenti che hanno poco di clinico) è solo l’ennesima argomentazione che un certo modello di vita usa per squalificare le scelte di vita che non si conformano a quel modello di vita. Niente c’entra il fatto che a una certa età si abbiano più strumenti, anche materiali, che le relazioni maturino in modi a volte imprevedibili (magari perché davvero lɛ tuɛ figliɛ sono ormai cresciutɛ e giustamente non ti vogliono tra i piedi) e che il livello di selfconfidence e di agency sia cambiato rispetto a quando s’avevano 25 anni: hai deciso di fare parapendio perché hai la crisi di mezz’età. Lasci tua moglie o tuo marito perché hai la crisi di mezz’età. Cambi lavoro perché hai la crisi di mezz’età. Fai un acquisto “sconsiderato” perché hai la crisi di mezz’età.

No: ho solo deciso di vivere in modo diverso. Da te, tra lɛ altrɛ.

E poi niente, mi piaceva chiudere con un mezzo sorriso…

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Adri Allora

Linguist, entrepreneur (co-founder of Maieutical Labs), curious. I’m here on Medium mostly to learn, even when I write something.